OLTRE IL PUNTO DI EQUILIBRIO (2025) – Cagliari Urbenfest 2025

Performance come atto simbolico che invita a riflettere sul ciclo incessante di speranza e attesa che caratterizza l’esperienza umana. Al centro di questa azione si trova lo spostamento dei sacchi, che rappresenta il continuo processo di costruzione e distruzione, un ciclo intrinseco alla condizione esistenziale di ogni individuo.
Tale dinamica riflette la natura stessa della vita, fatta di momenti di creazione e di perdita, di fatica e di resistenza. La forza interiore, necessaria per affrontare le sfide quotidiane, evidenzia il valore della speranza come motore di ricostruzione e rinascita. In questo senso, l’atto di spostare e ricostruire con i sacchi diventa un simbolo della capacità umana di sopportare le avversità, di trovare significato anche nelle situazioni più difficili.
SEGUI IL RITMO (2019) – BcnImproFest, Barcellona – in collaborazione con Ursula San Cristobal

Il progetto Segui il ritmo cerca di approfondire l’idea di quotidianità nella Sardegna di ieri e di oggi, prendendo come punto di partenza i suoni evocati dall’opera dell’artista Maria Lai. Non si tratta solo di fare un omaggio all’artista, ma di entrare in dialogo con il suo immaginario e portarlo su altri ambiti artistici (performance d’arte, arte sonora) permeati dall’idea di arte per tutti e abbinati anche alla divulgazione (workshop, conferenze).
L’opera di M. Lai richiama suoni di uno spazio privato caratterizzato dalla presenza femminile e dai suoi mestieri, quali l’impasto del pane e il telaio. Si tratta di azioni che producono suoni apparentemente banali che ci riportano verso una quotidianità molto diversa dalla nostra, ma non interamente estranea. Sotto il chiasso della città esistono anche dei suoni ‘banali’ quali il suono dalle cucine casalinghe, i passi dai pedoni, le voci per strada o il cinguettio di un uccello che ci dicono tanto sulle nostre necessità, le nostre paure e i nostri desideri. Sono elementi del vivere quotidiano che fanno parte della nostra fragile esistenza. In questo senso, ascoltare il paesaggio sonoro della vita di ogni giorno e individuarne i punti focali, nascosti sotto la superficie, ci fa riflettere sulla condizione umana.
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E TU, QUANDO? (2019) – Macao, Milano

E tu, quando avrai figli? La domanda ritorna puntuale e affonda la sua lama nel nostro corpo. Come se non avere figli fosse un peccato e ci si debba giustificare. Chi non vuole figli o chi non può averli come si sente davanti a questa domanda? Un limbo sonoro avvolge i pensieri, non si trovano le parole per rispondere ad una domanda così intima. La ripetizione della domanda ogni 28 secondi circa scandisce anche l’idea del ciclo mestruale. Il ciclo che ogni mese si conclude e riparte col sangue, quel rosso che macchia il corpo come sconfitta ma macchia anche l’anima. Macchia l’anima perché il mondo esterno ci martella con il suo voler sapere perché non abbiamo figli e quando li faremo. Ecco che quel rosso dell’intimità diventa il rosso della ferita e del marchio che gli altri ci mettono addosso e che ci fa additare come quelle senza figli.