LA BELLEZZA Ѐ TUTTO (2025)
Nel contesto di una cultura patriarcale e performativa, la reiterazione di gesti estetici diventa il luogo in cui si manifesta la tensione tra soggettività e controllo sociale: la donna si guarda agendo sotto lo sguardo dell’altro, in un processo in cui il piacere personale si confonde con l’obbligo di piacere.
DESCRIZIONE
“La bellezza è tutto” è un’opera di video arte che esplora criticamente la costruzione sociale e culturale del concetto di bellezza femminile. Il video consiste in una ripresa ravvicinata delle labbra dell’artista, che applica ripetutamente il rossetto rosso: un gesto quotidiano, apparentemente banale, che assume progressivamente un valore rituale, performativo e alienante.
Accompagnato dalla ripetizione ossessiva della frase “la bellezza è tutto”, l’audio agisce come un mantra disturbante che denuncia l’interiorizzazione dei canoni estetici imposti alle donne. La bellezza è troppo spesso la norma che plasma l’identità e il comportamento delle donne, contribuendo alla loro auto-oggettivazione attraverso pratiche quotidiane apparentemente innocue.
CONFINI (2025)
Confini è un progetto di arte partecipata, riguardante le discriminazioni di genere e molestie sul lavoro, che ha preso avvio a maggio 2024 e si è concluso con una mostra a gennaio 2025. Il percorso e l’esposizione finale sono stati curati da Ivana Salis e Barbara Catte, in collaborazione con l’Associazione Asteras. La mostra conclusiva è stata ospitata presso Spazio e Movimento a Cagliari durante la terza edizione di Cagliari Urbanfest.
Il progetto ha preso avvio dallo studio dei dati italiani, allarmanti, che riguardano le discriminazioni di genere e le molestie sul lavoro subite dalle donne. Da qui la consapevolezza della gravità del problema e l’urgenza di raccontare e far emergere un sommerso enorme: non si può fare finta di niente e bisogna proseguire a denunciare sulla scia del #metoo.
Le molestie non riguardano solamente i casi più gravi di stupro o violenza fisica e verbale ma consistono in tutte quelle parole o atteggiamenti che vogliono sminuire una donna e vogliono scoraggiarla dall’occupare il posto che le spetta di diritto. Le donne vengono spesso trattate come oggetti, sono esposte a battute sessiste o umilianti, vengono declassate con appellativi confidenziali e vengono offese tramite comportamenti sia subdoli che apertamente discriminatori che violano la dignità.
Attraverso questo progetto la figura dell’artista si fa portavoce delle testimonianze delle donne che hanno voluto condividere la loro esperienza raccontando quali sono state le difficoltà, gli ostacoli del loro percorso lavorativo, mettendo anche in evidenza la necessità di cambiare la situazione tramite azioni concrete che educhino grandi e piccoli.
Il progetto artistico si è sviluppato in quattro fasi:
–raccolta del materiale audio tramite messaggi vocali inviati su WhatsApp
–elaborazione del materiale sonoro raccolto
-ripresa video di due performance
–esposizione audiovisiva: l’installazione sonora entra in dialogo con i due video delle performance.
Ciascuna delle tre parti viene riprodotta in loop in modo che l’incontro tra suoni e immagini sia sempre casuale e sempre diverso.
Alle donne partecipanti è stato garantito l’anonimato.
La raccolta degli audio è iniziata il 10 maggio 2024 e si è concluso il 31 ottobre 2024
PRIVILEGIO (2023)
Quali sono i vantaggi dati dalla nostra posizione di essere umani con certe caratteristiche, appartenenti ad un certo genere o classe sociale? Come ci permettiamo di decidere per le altre persone esercitando poteri su chi ha meno di noi? Come ci permettiamo di giudicare, di lasciar morire, di allontanare, di confinare?
Il privilegio va riconosciuto e va utilizzato per aiutare, non per ferire.
________
NOS (2020)
Quante volte noi donne abbiamo pensato di essere “causa della guerra”, quante volte siamo state schiacciate dal macigno del senso di colpa, dal peso di dover espiare colpe che neanche ci appartengono. Troppo spesso veniamo portate a credere che i problemi si possano risolvere solo col nostro sacrificio e che la nostra vita scorra in relazione a quella degli uomini. La società non ci riconosce come individui con specificità, desideri, aspirazioni. In Italia i giornali ci descrivono in relazione alla nostra funzione di madri, mogli, figlie per ricordarci che “apparteniamo” a qualcuno e che questo qualcuno è sempre un uomo.
Nella leggenda del Ratto delle Sabine raccontata da Tito Livio (“Ab Urbe condita” libro I, cap. 9-13), in cui si narra della nascita di Roma, le donne sabine rapite, abusate e trattate come oggetti di procreazione, si frappongono nella battaglia tra romani (i loro mariti) e sabini (i loro padri) e invocano la tregua prendendosi responsabilità che non avevano (“nos causa belli sumus”) e sottolineando per amor di pace che loro appartengono ad entrambi in quanto mogli e figlie. Questo retaggio antico perdura ancora oggi. Dobbiamo estirpare il senso di colpa, dobbiamo pretendere narrazioni giuste e pretendere di essere osservate al di là dei nostri corpi, oggetto perenne di desiderio possessivo e malato.
Non apparteniamo a nessuno se non a noi stesse.
________
FUORI DAL CORPO PER SOPRAVVIVERE (2020)
“Nella vita di ognuno esisterà quel suono; quel particolare suono, qualsiasi cosa sia, che fa rallentare i battiti del cuore e per il quale la nostra anima si mette in allerta. Questo suono sarà diverso per ognuno di noi. Per me, sarà sempre quello dell’incavo delle nocche che bussano a una porta di legno” (“Stupro a pagamento” di Rachel Moran).
La prostituzione non è una scelta libera. La prostituzione non è un lavoro come un altro. La maggior parte delle donne che ne è vittima ci arriva per scappare da situazioni gravi o complicate. Quanto può segnare nel corpo e nell’anima essere usata, umiliata, stuprata, violentata psicologicamente ogni giorno per anni? Per sopravvivere a quell’orrore quotidiano ci si deve dissociare dal proprio corpo.
La porta è ciò che separa la prostituta dal cliente, è l’ultimo baluardo che la protegge dalla violenza. Dietro la porta c’è la schiavitù di migliaia di donne che la società denigra, che emargina, che non aiuta ad integrarsi. Dietro la porta ci sono la tristezza e il terrore.
________
43 (2020)
10 marzo 2020 – 21 aprile 2020: 43 giorni completamente sola, giorno e notte, con mia figlia nata da appena un mese. Mio marito anestesista-rianimatore che lavora in prima linea con i malati covid e la decisione inevitabile di stare lontani.
Ѐ difficilissimo non cedere alla stanchezza fisica e mentale del post partum e alla sensazione di incertezza della quarantena.
Il mio modo di abitare il mondo è cambiato radicalmente due volte nel giro di appena un mese: sono diventata madre e vivo da sola un momento di grandissima paura.
Come posso non soccombere alla fatica?
Come posso immaginare un mondo migliore per mia figlia?
La casa si fa fortezza e carcere insieme. Le sue grida sono le mie grida.
Rimango in ascolto del futuro e prometto a me stessa che farò di tutto, come cittadina e come artista, per lasciare a mia figlia un mondo migliore rispetto a quello che ha trovato nascendo.
Video tra i vincitori del Concorso “Lo spazio vissuto – Cambi di prospettiva per il decennio che verrà” promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Tirana.